L'Aquila. Basilica di Collemaggio. Rosone principale. XIII-XIV secolo

mercoledì 29 settembre 2010

Al cantiere del nuovo Teatro del Maggio

“I fiorentini cambiano la città – 100 incontri in 100 luoghi”: con questo slogan il corrente settembre si avvia alla conclusione nella città del Giglio. Un’iniziativa unica in cui i cittadini sono chiamati a raccolta per toccare con mano la Firenze che sta cambiando e che noi tutti vorremmo. Cento i cantieri aperti e altrettanti sono i dibattiti con addetti e responsabili ai lavori in posti nevralgici e di forte identità della città, in posti di incontro sociale, di produzione e di commercio. Io scelgo il sito n. 22, quello del nuovo Parco della Musica e della Cultura di Firenze, nel quale, a partire da dicembre 2011, inizierà a trasferirsi il Maggio Musicale Fiorentino, un’istituzione che dal momento in cui sono venuto in questa città mi sta particolarmente a cuore (e non posso certo mancare a questa occasione). Tra le visite guidate partecipo a quella delle 20,00. All’ingresso del cantiere dai viali ci circonvallazione mi vengono dati giubbino catarifrangente e casco protettivo (per un attimo il pensiero inevitabilmente va alla mia dolce città patria L’Aquila, a tutte le volte che ho indossato caschi simili quando dovevo tornare nella mia casa lesionata, in piana "zona rossa", con i Vigili del Fuoco per recuperare effetti personali e similari). Quando il gruppo visitatori è ben costituito inizia la visita al cantiere che da subito appare in tutta la sua imponenza. Le grandi gru che da qualche mese ormai caratterizzano lo skyline cittadino sono ferme, ma pronte a ripartire la mattina seguente. Il percorso si conclude nel punto in cui sorgerà la torre scenica (prevista di un’altezza pari a 40 metri): da qui la vista spazia in una struttura in cui è già riconoscibile lo scheletro della sala principale (per intenderci, quella in cui vedremo il Ring wagneriano nel 2013): alcuni addetti propongono esaustive spiegazioni e chiarimenti a tutti presenti; anche il sindaco Matteo Renzi si unisce al gruppo per alcuni minuti scambiando pareri con tutti i presenti. Conclusa la visita di quello che sarà il nostro nuovo massimo teatro, di quella che io amo definire la mia nuova seconda casa per la quale devo pagare la tassa dell’Ici (alias abbonamento), nella sala mensa si svolge un incontro pubblico con i responsabili del cantiere e l’equipe che ha vinto l’appalto (ABDR Architetti Associati) al quale ha preso parte anche la neosovrintendente Francesca Colombo. Nel dettaglio vengono illustrate tutte le caratteristiche di questa opera strategica (l’inaugurazione rientra nel calendario ufficiale delle manifestazione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia); al termine, un nutrito dibattito con i cittadini e gli spettatori più fedeli  della fondazione lirico-sinfonica di Firenze conclude un incontro davvero interessante e molto istruttivo (coronato, tra l’altro, anche da un gradito rinfresco con panini al salame, pizzette e bevande… mmmmm…).
Il nuovo parco della Musica e della Cultura è una struttura attesa con forte ardore da parte di tutta la comunità culturale fiorentina (compreso il sottoscritto); in particolare, il maestro Zubin Mehta ha particolarmente a cuore questa causa che segue in modo capillare ogni volta che torna in città. L’attuale struttura del Teatro Comunale, oltre ad essere unanimemente considerata esteticamente brutta, per non dire di peggio, sotto tutti i punti di vista, è ormai inadeguata alle nuove esigenze di allestimento ed è acusticamente insufficiente (e questo è motivo di sofferenza sia per il pubblico che per le masse artistiche). Il nuovo teatro andrà a risolvere tutti questi grandi problemi inserendosi in un contesto di riqualificazione di una parte di città non trascurabile toccando anche il Parco delle Cascine e la Stazione Leopolda. Carta vincente del progetto è il leitmotiv dei piani inclinati: all’esterno, grazie ai quali la struttura si collocherà nell’ambiente dialogando con esso e all’interno, eliminando tutte le superfici verticali, parapetti compresi. La Sala Grande (la prima che sarà completata e che sarà destinata a spettacoli di teatro musicale) avrà una capacità di milleorttocento posti (duecento in meno dell’attuale teatro di Corso Italia, ma meglio distribuiti) e sarà inserita in un grande volume stereometrico inclinato. La Sala Piccola, da mille posti, sarà caratterizzata da una flessibilità d’uso (dai concerti sinfonici e cameristici ai convegni) grazie ad una particolare conformazione che le permetterà di essere sezionata in due settori da cinquecento posti l’uno. In copertura della Sala Grande sarà posizionata una cavea capace di duemilaseicento posti ad integrazione del sistema di piazze, terrazze e belvedere, vera anima del progetto.  Ad oggi si è realizzato il 40% dell’opera e già riconoscibili sono le strutture della platea e del palcoscenico.
A conclusione di questa trattazione mi permetto di avanzare qualche mia personale considerazione. Io sono francamente entusiasta di questo nuovo teatro e non vedo l’ora che arrivi il momento della sua inaugurazione: finalmente anche Firenze avrà un grande teatro degno di una grande città di levatura mondiale come questa (che tra l’altro ha dato i natali anche al “recitar cantando”): finalmente diremo basta ad un’acustica pessima e agli enormi problemi tecnici, finalmente per andare a teatro non dovremo più varcare la dogana del consolato statunitense, finalmente potremo essere orgogliosi di una struttura eccellente e al pari di quelle europee. Ma quando arriverà la sera dell’ultimo spettacolo al Teatro Comunale, alla fine, sicuramente, una lacrima spunterà: è lì che è iniziato il mio amore per il Maggio, lì ho vissuto tante emozioni, lì sono anche accaduti alcuni fatti inaspettatamente strategici (a buon intenditor…). Allo stesso modo, però, quando arriverà il famigerato 21 dicembre 2011 in cui per la prima volta Zubin Mehta leverà la bacchetta sull’orchestra per intonare la monumentale Nona Sinfonia di Beethoven, tutta Firenze felicemente sospirerà e nell’animo penserà “Finalmente!”: pian piano, sera dopo sera, il nuovo teatro lo inizieremo a conoscere e impareremo ad amarlo, inizieremo a viverlo come la nostra nuova casa della cultura, ce lo faremo nostro e inizieremo a tenercelo stretto. Dubbi e paure però non mancano: una volta completata la Sala Grande e fatta l’inaugurazione col botto in un tripudio di scintillio e mondanità con i media che faranno da cassa di risonanza, la Sala Piccola e tutta la struttura restante  saranno completate nei tempi stabiliti o si inizieranno a trascurare tanto che dopo molti anni saranno ancora ad uno stato ben lungi dall’essere agibili? Visti i tempi che corrono, i continui attacchi mortali alla cultura e alla lirica e lo stato non certo brillante della Fondazione del Maggio, uno volta fatto il contenitore a regola d’arte, ci sarà la produzione, un contenuto insomma, che ne sia all’altezza? O, a festa finita, ci ritroveremo davanti ad un’ennesima cattedrale nel deserto? Questi sono i maggiori quesiti che son sicuro non attanagliano solo me. E su tutti, vedendo qual è lo stato attuale della lirica, ora (e sicuramente anche allora), a me (e non solo a me), un punto interrogativo ronza perennemente tra i pensieri come una zanzara: era veramente necessario?
Firenze, Cantiere del Parco della Musica e della Cultura, il 28 settembre 2010.

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